I femminicidi sono realmente in aumento o è solo propaganda?
Pubblicato da ISF Centro di Ricerca in Criminologia · Lunedì 26 Gen 2026 · 4:30
Tags: femminicidi, aumento, 2026, verità, dati, propaganda
Tags: femminicidi, aumento, 2026, verità, dati, propaganda
A cura del Centro di Ricerca dell'Istituto di Scienze Forensi
La dicotomia tra dato e percezione
Nel dibattito pubblico contemporaneo, il termine "femminicidio" è divenuto un fulcro attorno al quale orbitano narrazioni contrapposte. Da una parte, il monitoraggio costante di movimenti sociali come Non Una Di Meno denuncia una strage senza fine; dall'altra, le statistiche italiane e internazionali raccontano una realtà differente.
Quindi, da che parte sta la verità?
L’evidenza statistica: un’isola di relativa sicurezza
Se si analizzano i dati forniti dal Ministero dell’Interno e dall’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite sulla Droga e il Crimine), l'Italia si conferma come uno dei paesi con i tassi di omicidi volontari di donne più bassi a livello globale. Con un’incidenza che oscilla tra lo 0,34 e lo 0,38 per 100.000 donne, il nostro Paese presenta numeri inferiori rispetto alla media europea e anche mondiale. A differenza di quanto la comunicazione volta a un fine politico-sociale possa far percepire, non si è in presenza di un aumento numerico dei delitti letali. Al contrario, il trend storico degli omicidi in Italia è in costante calo da oltre trent'anni, sebbene la componente dei femminicidi mostri una resilienza maggiore rispetto agli omicidi maschili.
Il ruolo di Non Una di Meno tra advocacy e distorsione metodologica
L'accusa di distorsione dei dati spesso rivolta ad osservatori indipendenti come “Non Una Di Meno”, noto movimento politico e sociale transfemminista, che ha l'obiettivo principale di contrastare la violenza di genere, merita una riflessione metodologica. Infatti, Non Una Di Meno, nella propria statistica aggiornata al 31 dicembre 2025, include i suicidi indotti, le morti sospette, i decessi legati alla mancanza di supporto sociale, ma anche i “lesbicidi” e i “transcidi” (neologismi creati “ad hoc” dal Movimento) che non hanno nulla a che fare con il concetto oramai comunemente accettato di “femminicidio”, spostando l'analisi dal "reato accertato" alla "violenza sistemica". Pertanto, se da un lato questo approccio svolge una pregevole funzione di monitoraggio sociale, dall'altro risulta criticabile poiché sovrappone fattispecie eterogenee che spesso divergono dalla reale dinamica criminale.
Il mito del patriarcato e la realtà individuale
Un punto centrale del dibattito odierno riguarda il concetto di "patriarcato", spesso invocato come causa scatenante universale. Tuttavia, l'evidenza sociologica e criminologica smentisce tale asserzione: il movente patriarcale, inteso come esecuzione di un mandato culturale di dominio, racchiude oggi una piccolissima quota dei reati. Inoltre, la violenza di genere non è un fenomeno tipicamente italiano, in quanto l'Italia registra tassi di letalità molto più contenuti rispetto a molte altre democrazie occidentali.
La realtà dei casi giudiziari evidenzia invece la prevalenza di variabili cliniche individuali: gravi disturbi della personalità (narcisistici, borderline o paranoidi), scompensi psicotici, dipendenze o patologie del legame. In tale contesto, però, è fondamentale chiarire che evidenziare tali variabili non significa definire l'autore come "malato di mente" nel senso di non imputabile. Infatti, nella maggior parte dei casi ci si trova di fronte a soggetti capaci di intendere e di volere, ma con strutture psicologiche disfunzionali e un profondo analfabetismo emotivo. Il delitto emerge dunque come l'esito tragico di una incapacità individuale di gestire il conflitto o l'abbandono, piuttosto che come un retaggio culturale.
La verità nel mezzo
La realtà si colloca in una zona mediana. Infatti, se è vero che i femminicidi non sono affatto in aumento, anzi, sono diminuiti, è altrettanto vero che i cosiddetti "reati spia", come lo stalking e i maltrattamenti fisici e psicologici, presentano volumi significativi. Il paradosso italiano risiede proprio qui: un sistema estremamente sicuro dal punto di vista dell'incolumità vitale, ma ancora pervaso da dinamiche relazionali vessatorie che richiedono un'analisi specifica, lontana dalle generalizzazioni ideologiche. Spostare l'attenzione sul piano clinico-individuale permette di intercettare precocemente i segnali di rischio, che sono molto più predittivi di qualsiasi categoria sociologica generale.
Conclusione
In conclusione, la risposta al quesito iniziale richiede equilibrio. Non si è di fronte a un'ecatombe statistica, ma a un'emergenza legata alla gestione del conflitto relazionale. Liquidare le denunce di movimenti come Non Una Di Meno come mera propaganda sarebbe un errore di prospettiva, così come accettare spiegazioni sociologiche monocausali sarebbe un errore metodologico. La sfida è fornire una bussola tecnica affinché le leggi non siano solo risposte emotive a slogan ideologici, ma strumenti capaci di agire sulla prevenzione e sulla valutazione del rischio reale.
Riproduzione riservata
Bibliografia e fonti statistiche
- Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Analisi criminale sugli omicidi volontari e la violenza di genere, Roma, 2024-2025.
- ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), Il numero delle vittime di omicidio e le forme della violenza contro le donne, Roma, 2024.
- UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), Global Study on Homicide: Focus on gender-related killing of women and girls, Vienna, 2023.
- Non Una Di Meno, Osservatorio nazionale sul femminicidio, lesbicidio e transicidio: monitoraggio indipendente delle vittime di violenza patriarcale, report annuali 2023 e 2024.
- EIGE (European Institute for Gender Equality), Gender-based violence statistics and femicide data in the EU, Vilnius, 2024.
- Consiglio d'Europa, Rapporto GREVIO sull'attuazione della Convenzione di Istanbul in Italia, Strasburgo, 2024.