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La gestione dell’attività investigativa tra urgenza e fretta

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La gestione dell’attività investigativa tra urgenza e fretta

Scienze Forensi Magazine | Il giornale delle Scienze Forensi
Pubblicato da Scienze Forensi Magazine in Investigazioni e Intelligence · Venerdì 06 Feb 2026 · Tempo di lettura 3:30
Tags: investigazionefrettametodoprotocollo
Autore: prof. Paolo Francesco SALIANI
Docente di Scienze applicate all'investigazione e alla sicurezza all'ISF Corporate University, esperto di Pubblica sicurezza e antiterrorismo

L’indagine su un omicidio è in assoluto l’attività nella quale il tempo assume una dimensione rilevante; il ritmo è esasperato e per restare lucidi è necessario distinguere sempre l’urgenza dalla fretta. Non si tratta di fare delle classificazioni semantiche né di dedicarsi ad un esercizio di stile; è una distinzione operativa che incide sulla qualità dell’azione, sulla sicurezza degli operatori e, in ultima analisi, sull’esito dell’indagine. Confondere questi due concetti implica: alterare la percezione del tempo, perdere di lucidità, compromettere la precisione e, soprattutto, commettere errori. L’investigazione criminale è un’attività che affronta la complessità del caos e ogni errore è fatale perché ne compromette la bontà, ne inficia i risultati, getta discredito sull’organismo operante.
L’urgenza è consapevolezza del tempo che scorre con un ritmo incalzante. Il ritmo è quello della flagranza (poco prima o immediatamente dopo), del “senza ritardo”, dei termini, del deperimento delle tracce, del pericolo dell’inquinamento probatorio… L’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria, o investigatore che dir si voglia, sa che ogni minuto conta, ma che ogni minuto dev’essere usato con metodo. È fondamentale mantenere la mente nitida mentre il contesto accelera.
Il professionista dell’investigazione anticrimine è disciplinato, sa governare le emozioni; egli si affida al rigore del metodo, è in grado di individuare e di stabilire le priorità, senza lasciarsi travolgere dalla pressione. Nell’attività di polizia giudiziaria, l’urgenza è un elemento strutturale: preservare una scena del crimine, raccogliere una testimonianza fragile, eseguire un accertamento “urgente” sui luoghi o sulle persone. Sono momenti in cui la rapidità dell’azione e la precisione nell’esecuzione assumono una rilevanza significativa per lo sviluppo efficace dell’iter processuale.
La fretta è tutt’altra cosa; è la distorsione della percezione, è la perdita del quadro d’insieme, è l’azione che si sgancia dal metodo e si aggancia all’ansia. La fretta genera errori, amplifica il rischio, apre varchi al pericolo e compromette la qualità dell’attività. È un acceleratore senza controllo, un impulso che sostituisce la razionalità con la reazione istintiva. Quando si lascia spazio alla fretta, si perde di lucidità e di aderenza al contesto operativo.
Nell’investigazione, come nella vita, “agire con calma” non significa rallentare; è un equivoco diffuso quello di associare la calma alla lentezza. Anzi, è l’esatto contrario, agire con calma significa mantenere il controllo mentre il tempo accelera; significa non farsi trascinare dalla pressione, ma contenerla e governarla. Ecco perché nelle situazioni critiche i superiori (di qualsiasi categoria professionale) anziché pressare i collaboratori per i risultati o le soluzioni devono sostenere, supportare, agevolare. Operare e lavorare con calma vuole dire prendere decisioni rapide senza perdere la logica, eseguire con velocità senza sacrificare la qualità e agire con risolutezza senza scivolare nella precipitazione.
La calma operativa è una competenza, non un atteggiamento, è ciò che permette di governare il ritmo incalzante del tempo dell’investigazione criminale: un tempo che non ammette pause, che non aspetta, che non perdona le esitazioni. Governare i tempi e cadenzare il ritmo significa scandire le fasi dell’azione con ordine, decidere con rapidità e non con impulsività, eseguire con velocità ma senza approssimazione, agire con risolutezza e senza precipitazione. È un equilibrio sottile che misura la professionalità dell’investigatore.
In ultima analisi la differenza che c’è tra urgenza e fretta è la medesima che sta fra il metodo e l’improvvisazione; tra chi ha la capacità di dominare il tempo e chi, invece, ne è dominato e travolto. Urgenza equivale a proattività, mentre la fretta è solo reazione. Tale distinzione nella metodologia dell’investigazione anticrimine è concreta, quotidiana, determinante. Riconoscerla, coltivarla e difenderla significa proteggere la qualità dell’indagine, la sicurezza degli operatori e la credibilità dell’istituzione.

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