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L’incendio del Moby Prince e l’interpretazione della Formula di Levin

Pubblicato da in Investigazione incendi ed esplosioni ·


Autore: Mirko Vicenzotto, criminalista presso la Sezione Investigazioni Scientifiche dell'Istituto di Scienze Forensi


1. Presentazione del caso

1.1 La storia del Moby Prince
Il “Moby Prince” fu costruito nel 1967 in Inghilterra per una compagnia navale olandese ed in seguito, nel 1986, acquistato dalla compagnia navale privata Nav.Ar.Ma, oggi conosciuta con il nome di “Moby S.p.A.”.
Il traghetto venne adibito a trasporto di mezzi e persone dal porto di Livorno verso vari porti della Corsica e della Sardegna.
Il traghetto era lungo 131,5 metri e largo 20 metri, con una capacità di carico di 1500 passeggeri e 360 veicoli ed una velocità di navigazione massima di 19 nodi (equivalenti a poco più di 35 km/h).

1.2 10 Aprile 1991
La notte del 10 aprile 1991 il traghetto “Moby Prince” era regolarmente in servizio quando alle 22.25, subito dopo esser partito dal porto di Livorno con direzione Olbia, entrò in collisione con la petroliera “Agip Abruzzo” che era ancorata nella rada del suddetto porto.
La prua del traghetto squarciò la cisterna numero 7 della petroliera provocando la fuoriuscita del contenuto che investì buona parte del “Moby Prince” e, a causa del calore prodotto dallo sfregamento delle lamiere delle due navi, scatenò istantaneamente un incendio di notevoli proporzioni che interessò principalmente il traghetto coinvolgendo inizialmente la prua e la sala comandi.
Non si conobbe mai con certezza il contenuto della cisterna in oggetto in quanto i periti ebbero il permesso di analizzarla solamente dopo che tutto il contenuto fu rimosso, ma si suppone si trattasse di 2700 tonnellate di petrolio grezzo di tipo Iranian Light.
Subito dopo l’impatto la torre di comando ricevette il MayDay da parte della petroliera che riferì, erroneamente, di essersi scontrata con una “bettolina” ma per un difetto di funzionamento degli organi di comunicazione non riscontrò il MayDay lanciato per due volte da parte del Moby Prince.
Il Comandante del traghetto riuscì, prima che gli organi di comando venissero messi fuori uso a causa dell’incendio, ad imporre al traghetto un movimento rotatorio con il duplice scopo di mantenersi in zona e visibile per i soccorsi e tenere lontano dal corpo della nave l’incendio.
Nonostante quest’operazione il traghetto venne trovato quasi casualmente solo alle 23:45, ossia un’ora e 20 minuti dopo la collisione, da una barchetta di ormeggiatori.
Contestualmente venne tratto in salvo l’unico superstite del Moby Prince, uno dei mozzi della nave che autonomamente riuscì ad uscire dal traghetto in fiamme ed ancorarsi ad una delle balaustre finché vide la barchetta dei soccorritori e si tuffò in mare.
Gli ormeggiatori avvisarono la torre di comando che il superstite denunciò la presenza di passeggeri ancora vivi e da salvare; ci furono una serie di comunicazioni di questo tipo che non ricevettero però alcuna risposta da chi gestiva i soccorsi in quei momenti e successivamente, alle 23:59 ad un’ora e 34 minuti dalla collisione, gli stessi ormeggiatori ritrattarono le precedenti dichiarazioni affermando che il naufrago dichiarò che fossero già tutti morti bruciati.
Vennero impiegate per il traghetto solamente due bettoline che per conformazione non hanno a bordo attrezzature atte a compiere azione estinguente dell’incendio e si limitarono, per ordine della torre di comando a girare intorno al relitto in fiamme.
Mentre le trenta persone dell’equipaggio a bordo della petroliera Agip Abruzzo non riportarono danni fisici, 140 passeggeri del Moby Prince trovarono la morte con un solo superstite che si mise in salvo da solo.


2. Il Processo

2.1 Sentenza di I° grado (Livorno)
Il processo di I° grado iniziò il 29 novembre 1995 in cui ci furono quattro imputati, accusati di omicidio colposo per varie motivazioni in base ai ruoli da loro ricoperti nel sinistro.
Il processo si concluse due anni dopo e la sentenza venne pronunciata nella notte tra il 31 ottobre ed il 1° novembre 1997 con l’assoluzione da parte di tutti gli imputati in quanto «il fatto non sussiste».

2.2 Sentenza di II° grado (Firenze)
Il 5 febbraio 1999 la III° Sezione della Corte d’Appello di Firenze dichiarò di non dover procedere nei confronti degli indagati per «intervenuta prescrizione».


3. L’incendio

3.1 La reazione di combustione
La combustione è una reazione chimica di ossidazione che avviene tra combustibile e comburente, solitamente l’ossigeno.
È una reazione di tipo esotermico in quanto rilascia energia, sotto forma di calore, che è il quantitativo in eccesso rispetto a quanta ne serviva alla reazione per rompere i legami molecolari del combustibile con l’ossigeno.
La combustione è alla base di ogni incendio e necessita della contemporanea presenza dei tre componenti fondamentali (combustibile, comburente e calore) che vengono posti in una struttura triangolare, definita “triangolo del fuoco”.
Per completezza viene tipicamente considerato il “Tetraedro di fuoco”, nel quale oltre ad i tre elementi sopracitati viene presa in considerazione anche la catena di reazione, la quale ha lo scopo di mantenere vivo il processo di combustione offrendo alla reazione di ossidazione i componenti chimici di cui necessita.
La catena di reazione produce radicali liberi (es. OH) in quantità superiore a quanto necessita il processo di combustione in modo da non far cessare la reazione.

3.2 Le fasi dell’incendio
L’incendio in un ambiente chiuso, se completamente sviluppato, viene tipicamente suddiviso in sei fasi, ognuna delle quali presenta delle particolari caratteristiche e raggiunge temperature diverse.
La prima è la fase di innesco, nella quale avviene la reazione di ossidazione tra combustibile e comburente e le temperature sono ancora molto basse; la seconda è la fase di crescita, nella quale l’incendio inizia a svilupparsi e a diffondersi, nel contempo la temperatura sale rapidamente. La fase seguente è il “Flash Over”: in questa fase i gas di combustione presenti, della temperatura di circa 600 °C, hanno già saturato l’ambiente e le superfici dei materiali combustibili presenti iniziano a vaporizzare, per poi incendiarsi quasi contemporaneamente. Segue il completo sviluppo dell’incendio, fase in cui la combustione è estesa sostanzialmente a tutti i materiali combustibili e la temperatura raggiunge il suo picco massimo di circa 800-900 °C. In questa fase combustibile e comburente sono quasi in equilibrio tra di loro.
Dopo il momento di picco massimo dell’incendio, la combustione inizia a decadere, il combustibile inizia ad esaurire e la temperatura si abbassa gradualmente.
L’ultima fase è la fase di estinzione, nella quale il combustibile o il comburente non sono più presenti in quantità tale da permettere la reazione di ossidazione e pertanto l’incendio si estingue.

3.3 Effetto degli incendi sulle persone
Durante lo sviluppo di un incendio ci sono diversi fattori oltre al calore che possono produrre danni elevati alle persone coinvolte, come ad esempio i vapori ed i gas tossici e/o asfissianti.
La pericolosità di una sostanza è determinata dal tempo di esposizione del soggetto, dalla sua concentrazione e dal danno che questa stessa sostanza è in grado di arrecare all’uomo.
La causa principale di morte, negli incendi, non sono le ustioni bensì le inalazioni di fumi tossici.
Nel 2011 da uno studio condotto dall’ NFPA (National Fire Protection Association) è emerso che, negli incendi domestici, il rapporto tra decessi per inalazione di fumo e quelli per ustioni è di 8 a 1.
Durante un incendio i livelli di ossigeno scendono ed è quindi probabile che l’ambiente contenga livelli elevati di monossido di carbonio e molte altre tossine.
I soggetti presenti nel luogo di un incendio sono esposti a sostanze tossiche che vengono assimilate dall’organismo attraverso i polmoni e la pelle, ma i polmoni sono fino a 300 volte più efficienti nell’introdurre tossine nell’organismo.
Tra le sostanze nocive sviluppate da un incendio si possono riscontrare:
  • Anidride Carbonica;
  • Anidride Solforosa;
  • Idrogeno Solforato;
  • Perossido d’Azoto;
  • Acido Cloridrico;
  • Fosgene;
  • Ammoniaca;
  • Monossido di Carbonio;
  • Acido Cianidrico;
Nei prossimi paragrafi vedremo in dettaglio il monossido di carbonio e l’acido cianidrico, di particolare interesse per l’elaborato.


4. I prodotti della combustione

4.1 Carbossiemoglobina (HbCO)
Per definire la Carbossiemoglobina è necessario partire dal monossido di carbonio.
Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore, incolore e non irritante che bruciando forma anidride carbonica (CO2). È tra le sostanze che mietono più vittime per intossicazione acuta, in quanto la sua presenza è inavvertibile se
mescolato con l’aria in dosi tossiche.
Si forma da qualsiasi processo di combustione incompleta di sostanze contenenti carbonio (carbone, legno, olio combustibile, ecc.) in condizioni di carenza d’ossigeno tali da impedirne la completa ossidazione.
La pericolosità per l’uomo è data dal fatto che l’emoglobina presenta un’affinità di 210 volte maggiore con il monossido di carbonio rispetto a quella per l’ossigeno, di conseguenza tende a legare più stabilmente il CO che risulta così in grado di spiazzare l’ossigeno, non permettendo il corretto processo di ossigenazione.
La progressiva formazione di HbCO dipende dalla durata dell’esposizione al CO, dalla concentrazione del gas inalato e dalla ventilazione alveolare.
Si ritiene che la concentrazione fatale sia quando i 2/3 dell’emoglobina sono combinati con il monossido di carbonio (coefficiente letale convenzionalmente indicato nel 66,6 % di HbCO).
Questi valori sono indicati in linea teorica in quanto ogni soggetto risponde in modo diverso all’agente tossico, con la possibilità di produrre anche un abbassamento della soglia mortale; è altresì vero che l’età del soggetto coinvolto può incidere in modo evidente, come nel caso di anziani, in ragione della diminuita capacità respiratoria il limite letale è convenzionalmente indicato con valori anche inferiori al 50 % di HbCO.
Bambini, anemici e soggetti che soffrono di disturbi cardiovascolari sono più sensibili agli effetti tossici del monossido di carbonio.
Il monossido di carbonio è costantemente presente anche nell’atmosfera, per questo quasi sempre vengono riscontrate piccole quantità nel sangue di ogni individuo non superiori all’1% di HbCO.
Nei soggetti fumatori invece la percentuale può attestarsi anche intorno all’ 8-10 % in quanto nelle sigarette è presente il 6-8 % di CO.
Il rapporto tra CO presente nell’atmosfera e HbCO nel sangue non è direttamente proporzionale, ma i valori raggiungono un equilibrio tra di loro dopo un certo intervallo di tempo in funzione dell’attività fisica del soggetto esposto, per effetto del diverso volume di aria inspirato. Tale quantità dipende dalla massa dell’individuo, di conseguenza i soggetti più piccoli inspireranno CO in modo più rapido rispetto ai soggetti più grandi, avvertendo per primi gli effetti.

4.2 Acido cianidrico (CN)
L’esposizione ad alti livelli di monossido di carbonio può essere letale, ma un aspetto spesso ignorato è la presenza di cianuro; le ricerche hanno evidenziato come questa sostanza contribuisca in modo significativo a migliaia di decessi legati agli incendi ogni anno.
Suddetti studi hanno provato che nel fumo prodotto da un incendio, l’acido cianidrico può avere una tossicità di 35 volte superiore a quella del monossido di carbonio.
Nei normali incendi strutturali sono frequenti livelli di HCN pari a 200 ppm, con conseguenze letali in 30-60 minuti.
L’esposizione all’acido cianidrico si presenta con sintomi di vertigini, debolezza e battito cardiaco accelerato, oltre ad un effetto narcotico e comportamenti strani ed irrazionali che possono spingere il soggetto coinvolto a prendere decisioni pericolose.
L’HCN può penetrare nell’organismo per assorbimento cutaneo, inalazione o ingestione e attacca principalmente cuore e polmoni, può causare infarto ed arresto cardiaco e quindi ostacolare gli interventi di rianimazione e può rendere incapace una vittima in breve tempo.
L’acido cianidrico agisce impedendo sia il trasporto dell’ossigeno ai tessuti, sia l’utilizzazione dell’ossigeno stesso da parte delle cellule nella respirazione cellulare; in questo modo viene bloccata la produzione di energia della cellula con conseguente morte della cellula prima e dell’organismo poi.
È un composto molto reattivo ed estremamente tossico, 300ppm di vapori di acido cianidrico nell’aria possono uccidere una persona nell’arco di pochi minuti.

4.3 Levin, la correlazione dei due gas
Insieme, CO e HCN, generano un asfissiante chimico dagli effetti letali che può provocare l’arresto cardiaco al momento dell’incendio o causare tumori anche a distanza di decenni.
La combinazione di questi “gemelli tossici” è di gran lunga più nociva dell’esposizione ad ognuno di questi agenti chimici singolarmente e di conseguenza misurare la soglia di allarme di questi gas separatamente non porta a risultati realistici.
Se inalati insieme, i due gas hanno un effetto tossico sinergico in quanto il CO impedisce all’ossigeno di raggiungere gli organi vitali e allo stesso tempo l’ HCN attacca il sistema nervoso centrale ed il sistema cardiovascolare, provocando disorientamento e confusione.
Nel caso del sinistro tra il “Moby Prince” e la petroliera “Agip Abruzzo”, buona parte del processo venne incentrato sul tempo di sopravvivenza all’interno del traghetto utilizzando come parametro la Formula di Levin.
Questa formula venne presa in considerazione per cercare di ottenere un dato il più possibile realistico atto a definire l’effetto combinato tra concentrazione di carbossiemoglobina e concentrazione di cianuri nel sangue, confrontati successivamente con i campioni ematici dei passeggeri, prelevati ed analizzati durante le autopsie svolte nei giorni seguenti all’incendio.
Si poterono analizzare campioni ematici di soli 96 cadaveri in quanto le condizioni di morte di alcuni passeggeri non consentirono analisi postume.
Alcuni campioni furono costituiti da sangue liquido mentre la maggior parte furono estrapolati da campioni di sangue condensato.
La suddetta formula venne ideata, applicata ad un caso di incendio all’interno di un cinema di San Diego, da Levin e Coll per tentare di stabilire la sinergia che si crea tra HbCO e CN, e quanto questa combinazione di gas possa incidere sulla sopravvivenza dei soggetti coinvolti, esplicitandola come segue:

( %HbCO / 50 ) + ( CN / 500 ) = X

Stando alla formula, vengono considerate letali concentrazioni del 50% per la carbossiemoglobina e di 500 μg/100 ml per i cianuri. Di contro il Professor Giusiani, tossicologo e membro del collegio medico-legale incaricato dalla procura per stilare la perizia, ritiene che tale formula sia un’indicazione empirica. Sostiene che la concentrazione letale di carbossiemoglobina indicata al 50% sia condivisibile e verosimilmente realistica, ma ritiene che il denominatore dei cianuri indicato con il 500 sia estremamente elevato in quanto, secondo il suo parere, già con una concentrazione di 100μg/100 ml di cianuri possa sopraggiungere la morte dell’individuo.
La formula utilizzata dal Professor Giusiani, quindi, risulta essere la seguente:

( %HbCO / 50 ) + ( CN / 100 ) = X

Lo stesso Giusiani è il primo critico di questi dati, sostenendo che sono parametri predittivi che servono solamente ad interpretare quello che potrebbe essere successo.
Per entrambe le formule, il risultato di “X” è da interpretare verosimilmente come segue:
  • < 0,6 Nessun effetto;
  • 0,6 – 0,8 Incapacitazione;
  • > 0,8 Morte per effetto dei due gas;
Come si può immaginare i risultati ottenuti cambiano notevolmente applicando l’una o l’altra formula, come sviluppato nei paragrafi seguenti.


5. Perizia Medico Legale

5.1 I valori ematici
Il collegio di medici legali e tossicologi che effettuarono le perizie medico legali sui cadaveri dei passeggeri del “Moby Prince”, in particolare il Professor Giusiani, ebbero il compito di verificare quali sostanze tossiche avessero inalato i soggetti dai campioni di sangue prelevati.
Fecero una premessa portando all’attenzione la composizione degli arredamenti del “Moby Prince” (moquette, poltrone, ecc.) che se incendiati rilasciano molte sostanze tra cui principalmente ossido di carbonio e acido cianidrico, anche se non ci sono solo questi gas come si è potuto apprezzare in precedenza.
Ne consegue che la verifica della presenza di soli ossido di carbonio e acido cianidrico è limitativo, ma questo fu l’unico parametro disponibile che consentì di fare previsioni sulla dinamica.
Buona parte dei campioni di sangue che furono forniti dai medici legali erano praticamente “sangue cotto” e si trattava per lo più di frammenti combusti, si rese quindi necessario effettuare delle prove per ricostruire il campione originario aggiungendo acqua e valutando la perdita in peso, insieme alla perdita di acqua, che verificarono in via sperimentale in modo da poter costituire dei campioni utili per le analisi.
Con questa premessa è evidente che tali analisi ebbero degli errori di base perché non furono fatte su campioni di sangue prelevati da soggetti in vita.
Di seguito viene riportata la tabella dei reperti che fu possibile analizzare, corredati di età, valori in percentuale di HbCO nel sangue, livello ematico di cianuri espresso in microgrammi di cianuro su 100 millilitri di sangue, zona della nave di rinvenimento ed eventuali annotazioni. Per semplificarne la lettura, è stato utilizzato il colore verde per indicare valori non letali, il colore giallo per indicare valori in cui poteva sopraggiungere l’incapacitazione del soggetto o la morte di soggetti con precedenti patologie, il colore rosso per indicare valori letali. Si ricorda inoltre che la tabella che segue esprime la letalità dei due gas considerati singolarmente e quindi non viene calcolata la loro correlazione ed il loro effetto letale combinato.



 
5.2 Rappresentazione per età
Il collegio tentò di dare una spiegazione ai valori ottenuti seguendo diverse correnti d’analisi, una di queste riguardò la diversa tempistica di sopravvivenza in base all’età delle vittime.
Di seguito viene rappresentata graficamente una suddivisione in fasce d’età delle vittime.






La tabella ci permette di apprezzare che quasi la metà delle vittime avevano un’età compresa tra i 31 ed i 50 anni, la restante metà dei passeggeri si suddividevano quasi equamente tra le fasce 21/30 e gli over 51; completano il quadro i giovanissimi con età tra gli 0 e i 20 anni e le due vittime di cui non ci sono dati riguardanti la loro età.
Con la seconda rappresentazione si cerca, attraverso un istogramma, una chiave di lettura dei dati ottenuti dai valori del sangue per stabilire se ci possa essere una connessione tra età delle vittime e la percentuale media di assorbimento dei due gas separatamente.
L’istogramma ottenuto però non da indicazione di particolari differenze di assorbimento tali da esser prese in considerazione differenziando le fasce d’età.
Si ricorda che i dati utilizzati nell’ultima esemplificazione sono valori medi per ogni fascia d’età.

5.3 Rappresentazione per zone di rinvenimento
Nell’elenco dei valori ematici vennero indicate anche le zone di ritrovamento dei vari cadaveri all’interno del traghetto, come semplificato di seguito.



 
Si procede ora con un’analisi atta a stabilire se ci possa essere un nesso tra luogo di rinvenimento e valori dei gas nei reperti ematici che furono prelevati.



 
Utilizzando i criteri usati in precedenza per l’analisi relativa alle fasce d’età, di seguito vengono rappresentati graficamente la percentuale di vittime rinvenuta nelle varie zone della nave e successivamente la concentrazione dei due gas sempre in relazione alle zone di rinvenimento dei cadaveri.





Dalla prima rappresentazione grafica si può capire la distribuzione delle vittime all’interno della nave, con la grande maggioranza che venne rinvenuta all’interno o in prossimità del salone “Deluxe” nel ponte di coperta del traghetto.
Questo dato non va interpretato come una zona di letalità elevata, ma la concentrazione di vittime in questa zona è dovuta solamente al fatto che il “Deluxe” era il salone più grande del traghetto, dotato di porte tagliafuoco, e l’equipaggio decise di radunare i passeggeri in quell’area convinti che i soccorsi sarebbero arrivati in breve tempo, anche se non era la sala adibita alle emergenze.
A seguire, i settori in cui furono rinvenuti più cadaveri furono i ponti di coperta della 2° classe.
L’istogramma, invece, mostra dei picchi anomali dei valori dei cianuri circoscritti alle zone del ristorante del ponte inferiore e nella cabina del corridoio di 2° classe del ponte di coperta; questi risultati sono dei “falsi positivi” in quanto riguardano un numero molto ristretto di elementi e quindi non possono essere motivo di analisi approfondita sulle cause della morte in alcune zone del traghetto piuttosto che in altre.

5.4 Rappresentazione sopravvivenza con 500 ppm
Le analisi dei paragrafi precedenti mediante la suddivisione delle vittime in base all’età o alla zona di rinvenimento non hanno dato valori significativi ed inoltre, come visto in fase d’analisi, non è sufficiente considerare i due gas separatamente ma bensì cercare di definirne una letalità combinata utilizzando la formula di Levin.
Si procede ora ad applicare la formula di Levin originale, con a denominatore dei cianuri il valore di 500, per tentare di definire i margini di vivibilità all’interno del traghetto.
Con la formula di Levin “(%HbCO / 50) + (CN / 500) = X”, si ricordi che il valore di “X” se risulta al di sotto dello 0,6 non ha alcuna letalità, con valori compresi tra 0,6 e 0,8 è verosimilmente in grado di incapacitare il soggetto coinvolto, mentre con valori superiori a 0,8 è altamente probabile che sopraggiunga la morte.
Attuando questa formula i risultati che si ottengono sono i seguenti:
  • Valori non letali in 43 soggetti, pari al 45,26 %;
  • Valori incapacitanti in 12 soggetti, pari al 12,63 %;
  • Valori letali in 40 soggetti, pari al 42,11 %;
I risultati ottenuti indicano che verosimilmente quasi metà delle vittime non hanno valori ematici tali da corrispondere ad una morte per avvelenamento dall’azione combinata di monossido di carbonio e acido cianidrico, ma probabilmente da imputare ad altre cause, un piccolo gruppo ha valori incapacitanti ed il 42 % delle vittime presenta valori tali da poterne causare la morte.
Per facilitare la lettura della tabella sottostante è stata utilizzata la tecnica vista in precedenza, con i valori letali colorati di rosso, i valori incapacitanti di giallo ed i valori non letali di verde.




5.5 Rappresentazione sopravvivenza con 100 ppm
Si procede ora ad applicare la formula di Levin con la correzione postuma del Professor Giusiani, con il denominatore dei cianuri impostato ad un valore di 100, per tentare di definire i margini di vivibilità all’interno del traghetto ed attuare un confronto con i valori offerti dalla formula di Levin originale.
Attuando questa formula i risultati che si ottengono sono i seguenti:
  • Valori non letali in 7 soggetti, pari al 7,37 %;
  • Valori incapacitanti in 17 soggetti, pari al 17,89 %;
  • Valori letali in 71 soggetti, pari al 74,74 %.
La correzione scelta dal Professor Giusiani capovolge totalmente i risultati, indicando che verosimilmente il 75 % delle vittime sono decedute a causa dei gas letali, con pochissimi casi di incapacitazione o di valori non letali per i soggetti coinvolti.
Anche in questo caso viene utilizzata la stessa colorazione vista in precedenza.




4. Conclusioni
Considerando le premesse del Professor Giusiani e i risultati ottenuti in fase di analisi dei valori, vengono sviluppate alcune tesi di seguito riassunte.
Per quanto concerne la composizione dell’arredamento del Moby Prince, la presenza di moquette, poltrone ed altra oggettistica similare contribuisce, in seguito ad incendio, a rilasciare molte sostanze tossiche tra cui ossido di carbonio ed acido cianidrico.
Non sono le uniche sostanze sviluppate ma questo fu l’unico parametro a disposizione per consentire di fare previsioni sulla dinamica.
Ne consegue che l’analisi della combinazione tra questi due elementi non offre un quadro completo e soddisfacente ma solamente un’indicazione teorica sulla possibile vivibilità all’interno del traghetto.
Analizzando la letalità degli elementi presi singolarmente, i dati che la letteratura medica e tossicologica offrono sono in linea teorica.
Nella loro applicazione andrebbero ponderati in base al caso specifico in quanto questi valori sono soggetti a modifica in base all’età, a pregresse malattie, alla capacità respiratoria ed a disturbi cardiovascolari del soggetto in esame. In base a questi criteri la letalità varia in modo evidente.
La formula di Levin, utilizzata per definire l’effetto combinato di carbossiemoglobina e acido cianidrico, è anch’essa una formula predittiva in quanto considera dei valori di letalità dei due elementi che furono sviluppati da Levin e Coll per analizzare i valori ematici dei soggetti coinvolti nell’incendio di un cinema a San Diego.
La letteratura medica e tossicologica accetta tutt’oggi i parametri utilizzati.
Di contro, il Professor Giusiani non ritenne soddisfacenti i parametri utilizzati nella formula di Levin e modificò il denominatore dell’acido cianidrico portandolo da una concentrazione di 500 μg su 100 millilitri di sangue a 100 μg su 100 millilitri di sangue.
I valori ottenuti subiscono in questo modo una notevole variazione, passando da una percentuale di soggetti con la concentrazione letale dei due elementi di circa il 42% (con la soglia di letalità dell’acido cianidrico impostata a 500) ad una del 74% (con la soglia di letalità portata a 100).
Si consideri inoltre che il Professor Giusiani non decise di attuare la correzione alla formula prima di svolgere i calcoli con la formula di Levin, ma fu una decisione postuma.
Come si è potuto notare, modificando il denominatore dei cianuri il risultato varia di molto e, soprattutto, variano di molto anche le tempistiche di probabile vivibilità all’interno del traghetto nei momenti successivi alla collisione.
Naturalmente i dati ottenuti in questo elaborato sono da intendersi in linea teorica perché attualmente non si conosce la reale portata del connubio tra il monossido di carbonio e l’acido cianidrico.
In diversi campi forensi vengono utilizzate formule frutto di stime teoriche ed è possibile che alcuni valori vengano utilizzati in seguito a ricerche statistiche.
L’arbitrarietà nella modifica di alcune grandezze in modo lieve e pur sempre entro i limiti del buonsenso è attuabile.
Un aggiustamento postumo della formula, come nel caso in esame, con il totale ribaltamento dei risultati ottenuti in precedenza, è da presentare con valide ricerche in merito in modo da definire quale sia il valore corretto da considerare nei futuri casi di situazioni similari.
Concludendo, non si hanno elementi sufficienti per poter definire in modo univoco quale possa essere il reale limite di letalità anche in considerazione delle variabili viste in precedenza (età, patologie, ecc.).
Per un’analisi completa del caso in esame occorre tenere in considerazione tutti gli elementi letali presenti nei fumi sprigionati dall’incendio, che possono portare all’incapacitazione e/o morte del soggetto coinvolto.
In merito alla modifica e all’interpretazione delle formule utilizzate dal consulente tecnico, vanno correlate da ricerche specifiche che ne attestino la plausibilità.

Bibliografia e Sitografia
  • Corso di “Investigazione scene di incendio ed esplosione. La combustione e la trasmissione del calore”, Dott. Ing. MELINATO Andreas.
  • https://www.draeger.com/Library/Content/toxic-twin-lt-8295-it-it.pdf
  • https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/commissioni/MobyPrince/calendario/Moby-20161115a-pubblicato.pdf
  • https://www.facebook.com/approfondimentoMobyPrince/photos/pcb.1074037889411122/1074030002745244/?type=3&theater
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Moby_Prince
  • https://www.mobyprince.it/
  • http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/moby-prince/88/default.aspx  

Mirko Vicenzotto
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