Beatrice Pecora

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Criminogenesi e patologie di origine endocrina

Le odierne conoscenze in ambito neuroscientifico concorrono sempre in misura maggiore alla comprensione del comportamento umano, compresi il comportamento deviante e criminale, tanto è che, da alcuni anni, si sta affermando, soprattutto negli Stati Uniti, una nuova branca della criminologia chiamata “neurocriminologia”.
Nel presente elaborato, saranno messi in luce gli studi riguardanti le disfunzioni del sistema neuroendocrino che, potenzialmente, possono concorrere ad indurre un soggetto afflitto da patologie del predetto sistema a commettere azioni illecite o criminali.
Grazie a numerose ricerche negli ambiti biologico e fisiologico, soprattutto in relazione alle funzioni cerebrali che regolano l’organismo, oggi sappiamo che le interazioni con l’ambiente risultano determinanti per il corretto funzionamento del sistema neuroendocrino. In particolare, quando la qualità dell’ambiente e delle relazioni sociali risulta significativamente diminuita, si generano nell’organismo alterazioni che impattano sugli assi ipotalamo-ipofisi-tiroide (HPT), ipotalamo-ipofisi-surrene e somatotropo nel quale è coinvolto l’ormone della crescita (GH). Tali alterazioni non si possono inquadrare unicamente in mere disfunzioni organiche, in quanto è dimostrato che si ripercuotono anche sul comportamento che, in taluni casi, può portare il soggetto malato a sviluppare patologie di ordine psichiatrico.
Pertanto, la ricerca bibliografica di cui al presente elaborato cercherà di delineare, sulla base di alcuni autorevoli studi, la relazione tra squilibri ghiandolari e ormonali e comportamento criminale.
Beatrice Pecora | 9/1/2019
Associazione Nazionale
Criminologi e Criminalisti
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